Salute insegnanti e chi dovrebbe occuparsene

Sulla necessità assoluta di tutelare la salute dei lavoratori sono tutti d’accordo, così come è unanime l’intenzione di adoperarsi per facilitare l’ingresso della donna nel mondo del lavoro e agevolarne al contempo la conciliazione con gli impegni familiari.

Tuttavia nella scuola, dove l’82% dei docenti è donna, le cose vanno diversamente. Da qui l’esigenza di chiamare in causa i responsabili di un sistema che mostra pericolosamente la corda. Sono di seguito poste 10 domande, a chi di dovere, corredate da specifiche considerazioni utili a circostanziare le stesse.

1.Perché non si è mai tenuto conto dello stato di salute della categoria professionale dei docenti in sede di attuazione delle riforme previdenziali?

Considerazioni: tutte le riforme previdenziali che hanno riguardato la scuola non hanno mai tenuto conto della salute della categoria professionale (“helping profession” esposta ad alta usura psicofisica). Nessun controllo preventivo è mai stato attuato, trascurando del tutto il capitale umano. Quella dei docenti risulta inoltre essere la categoria più vecchia e peggio pagata della UE. Si noti anche che l’ultima riforma previdenziale (Fornero) è avvenuta nella più totale noncuranza del DL 81/08 sulla tutela della salute dei lavoratori.

2.Perché non si vogliono elaborare centralmente i dati delle Commissioni Mediche di Verifica (CMV) regionali e fornire di conseguenza statistiche nazionali sulle cause di “inidoneità all’insegnamento per motivi di salute” che consentirebbero di fare definitivamente luce sulle malattie professionali degli insegnanti?

Considerazioni: Francia, UK e Germania hanno dimostrato che le malattie professionali degli insegnanti sono prevalentemente di tipo psichiatrico e il rischio suicidario dei docenti è superiore a tutte le altre categorie professionali. In Italia i pochi studi disponibili evidenziano che l’inidoneità all’insegnamento per causa di salute presenta una diagnosi psichiatrica 5 volte superiore rispetto alle patologie fonatorie che sappiamo essere ad oggi le sole riconosciute come dipendenti da causa di servizio. Dal 2010 le CMV operano esclusivamente nei capoluoghi di Regione e, come ogni anno, trasmettono all’Ufficio III del Ministero Economia e Finanze a Roma tutti i dati. Questi non vengono elaborati su scala nazionale e di fronte alla proposta del sottoscritto di studiarli insieme alla cattedra di statistica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, al fine di individuare finalmente le malattie professionali degli insegnanti, è stato opposto un netto rifiuto nell’ottobre 2015. Forse per la paura che la chiara individuazione di malattie professionali della categoria professionale costringerebbe le istituzioni a impegnarsi in serie politiche di prevenzione?

3. Perché la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato prevista per legge dal DL 81/08 non è stata finanziata in alcun modo?

Considerazioni: attuare una politica di prevenzione comporta un conseguente impegno di risorse certe che in futuro produrranno dei frutti secondo la nota regola del “meglio prevenire che curare”. L’aver deliberatamente omesso di allocare fondi ad hoc per tutti questi anni (il DL 81 è del 2008 anche se è operativo nella scuola dal 2011) significa che non vi è alcun reale interesse nel tutelare una classe di lavoratori che è tra l’altro femminile all’82% con un’età media superiore ai 50 anni. Oltre ad avere gli stipendi più bassi della UE, gli insegnanti italiani vantano oggi tre primati negativi: la totale ignoranza sulla natura delle loro malattie professionali; la prevenzione di legge dello Stress Lavoro Correlato non finanziata; il prestigio sociale inesistente anche perché commisurato alla retribuzione. Davvero dei mirabili risultati ottenuti da chi dice di tutelare e promuovere la categoria professionale.

4. Perché il DPR 171/11 ha tolto ai docenti “permanentemente inidonei all’insegnamento” per motivi di salute la possibilità di ritirarsi in pensione con gli anni maturati?

Considerazioni: fino all’emanazione del suddetto DPR, un docente dichiarato inidoneo permanentemente all’insegnamento poteva ritirarsi in pensione con gli anni di lavoro maturati, purché avesse un’anzianità di servizio di 15 anni. Oggi non è più così e l’insegnante viene costretto a transitare nel ruolo ATA fino all’età della pensione di anzianità. Un ulteriore accanimento sul lavoratore ammalato accompagnato dall’ennesimo inspiegabile silenzio delle Parti Sociali.

5. Perché il MIUR ha, da poco, disposto l’accentramento nella sola Roma per i ricorsi alla “CMO di II Istanza” creando un grave disservizio ai lavoratori ammalati?

Considerazioni: come se non bastasse quanto esposto al punto precedente, ecco l’ennesima penalizzazione del lavoratore ammalato che, qualora volesse ricorrere alla CMO (Commissione Militare Ospedaliera) di II Istanza, deve recarsi a Roma col medico di parte. Il tutto a spese del lavoratore e a prescindere dalle condizioni precarie di salute in cui evidentemente versa il lavoratore ammalato. Il provvedimento è stato adottato dal MIUR in data 1° Aprile 2014, ancora una volta nel più totale silenzio dei sindacati.

6. Perché la CMV è stata integrata con un rappresentante del MIUR, quando il datore di lavoro non deve essere messo a conoscenza della diagnosi del lavoratore?

Considerazioni: quale apporto può dare un rappresentante del MIUR – che medico non è - in seno alla CMV che è composta da soli medici e deve assumere un provvedimento in base alle condizioni clinico-sanitarie del lavoratore? Ovviamente nessuno e, al contrario, vi è per giunta il rischio accertato di violazione della privacy poiché il datore di lavoro, attraverso il suo rappresentante, viene a conoscenza di un dato ipersensibile quale quello della diagnosi medica del lavoratore/insegnante.

7. Perché i sindacati hanno subito passivamente tutti i suddetti punti senza mai proferire verbo? In altre parole, ci vien da chiedere se la tutela della salute dei lavoratori è materia che riguarda le Parti Sociali o esula dalle loro competenze?

Considerazioni: come si spiega l’assordante silenzio delle Parti Sociali in materia di tutela della salute dei lavoratori? Perché non è posta alcuna attenzione al più numeroso comparto di dipendenti pubblici in cui l’82% è costituito da donne? Perché nell’attuale momento in cui la società tutta dichiara di voler proteggere la figura della donna e il DL 81/08 (art. 28), nella prevenzione dello Stress Lavoro Correlato, impone di tenere conto anche del sesso e dell’età del lavoratore, i sindacati tacciono scientemente? Siamo certi che nel loro statuto sia ancora ricompreso il dovere di tutelare la salute dei lavoratori e in particolare di quelli più deboli come le donne?

8. Perché il MIUR non ha mai formato i dirigenti scolastici in materia di tutela della salute dei lavoratori come era stato stabilito dal medesimo dicastero nel DM 382/98 (art. 6)?

Considerazioni: ai dirigenti scolastici sono affidati numerosi compiti tra cui anche alcune incombenze medico-legali assai importanti. Queste ricomprendono innanzitutto la tutela della salute dei docenti e la salvaguardia dell’incolumità dell’utenza. Nonostante l’obbligo formativo decretato dallo stesso MIUR nel suindicato DM 382/98 all’art. 6; a dispetto di quanto previsto dal DL 81/08 in materia di prevenzione dello Stress Lavoro Correlato; malgrado i drammatici risultati della ricerca nazionale ANP 2008 (su quasi 1.500 dirigenti scolastici e loro vicari) in cui si dimostrava che solamente lo 0,7% degli intervistati sapeva fare uso dell’Accertamento Medico d’Ufficio, il MIUR medesimo non ha mai inteso fornire ai dirigenti scolastici la necessaria formazione sull’argomento.

9. Perché la suddetta formazione sulle incombenze medico-legali dei dirigenti non è mai stata richiesta/pretesa dalle associazioni di categoria?

Considerazioni: resta altresì un mistero il motivo per il quale le maggiori associazioni di categoria dei dirigenti scolastici non abbiano finora preteso dal MIUR quella formazione che potrebbe oggi mettere in grado i propri iscritti di rispondere adeguatamente alle loro incombenze medico-legali, per la semplice ragione che un preside non possiede una formazione medica né legale. Per l’ignoranza diffusa che ne discende, assistiamo oggi a frequenti situazioni in cui il dirigente affida la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato all’RSPP che è solitamente un ingegnere esterno all’istituto e responsabile della sicurezza dell’edificio, dell’antincendio e dell’antinfortunistica. E’ facilmente intuibile il nonsenso di affidare la tutela della salute dei lavoratori a chi possiede una formazione di tutt’altro genere.

10. Perché il MIUR non attua i controlli per verificare quali sono i dirigenti scolastici che attuano – e in che modo – la prevenzione e il monitoraggio dello Stress Lavoro Correlato nelle scuole loro affidate?

Considerazioni: ai mancati finanziamenti per attuare la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato si aggiunge l’assenza di linee-guida per come realizzarla. Si assiste spesso alla somministrazione di questionari non tarati per gli insegnanti e non validati: formulari paradossali in cui si chiede al docente “Come ti trovi con l’uso del muletto?” o ancora “Ti pesano le turnazioni notturne?”. Infine la totale assenza di controlli del MIUR su quanto attuato dalle singole scuole rivela quanto importi alle istituzioni la salute dei docenti. Lavoratori che, come prima riportato, lamentano oltre l’80% di diagnosi psichiatriche nel determinare la condizione di “inidoneità all’insegnamento”.

 

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